organo "Mascioni" op. 1066 (1984/85) della Cattedrale di Cremona


CREMONA


Chiesa Cattedrale di S. Maria Assunta



organo "Mascioni" Op. 1066 - Anno 1984

 

Organo costruito dalla ditta Mascioni nel 1984 (op. 1066), collocato in cantoria lignea in cornu Evangelii. La cassa lignea monumentale, riccamente intagliata e dorata, secondo la tipologia architettonica ad arco trionfale, è opera di Filippo Vianini e Giuseppe Sacca (1542-44). 
Possiede una grandiosa facciata di 21 canne (edificata nel 1879 da Pacifico Inzoli) con bocche allineate e labbro superiore a mitria. La canna maggiore corrisponde al Fa-1 del Principale (24’); ad eccezione delle cinque canne più grandi (corrispondenti alle note Fa-1, Sol-1, La-1, Sib-1 e Si-1) le restanti richiamano il Principale di 16’ a partire dal Do1. 
Lo strumento, dotato di tre tastiere di 61 note (Do1-Do6) e di una pedaliera concavo-radiale di 32 note (Do1-Sol3), è a trasmissione meccanica per tastiere e pedaliera, elettrica per i registri. 
Accessori: pistoncini sotto la I tastiera per 6 Aggiustabili generali; tutte le Unioni; annullatori Ance; pedaletti a pistone per Unioni, 6 Aggiustabili generali (7/12), Ripieni, Ance e Tutti; Staffe per Crescendo ed Espressione.


disposizione fonica:

Tre tastiere di 61 note ciascuna

Pedaliera 32 note




Positivo I


Principale 8’

Ottava 4’

Quintadecima 2’

Decimanona 1.1/3’

Vigesimaseconda 1’

Ripieno 4 f. 2/3’

Flauto a camino 8’

Flauto a cuspide 4’

Sesquialtera 2 f. 2.2/3’ – 1.3/5’

Tromba 8’

Cromorno 8’

Voce umana 8’

Tremolo




Gr. Organo II



Principale 16’

Principale I 8’

Principale II 8’

Ottava 4’

Duodecima 2.2/3’

Quintadecima 2’

Ripieno 4 f. 1.1/3’

Ripieno 6 f. 2/3’

Flauto traverso 8’

Flauto a camino 4’

Cornetto 4 f. 4’

Tromba 16’

Tromba 8’

Chiarina 4’



Recitativo III



Principale 8’

Ottava 4’

Ripieno 5 f. 2’

Bordone 16’

Bordone 8’

Flauto 4’

Flauto in XII 2.2/3’

Flauto in XV 2’

Terza 1.3/5’

Viola da gamba 8’

Controfagotto 16’

Tromba armonica 8’

Oboe 8’

Coro Viole 3 f. 8’

Tremolo



Pedale



Contrabbasso 16’

Gran Quinta10.2/3’

Basso 8’

Quintadecima 4’

Ripieno 6 f. 2.2/3’

Subbasso 16’

Flauto stoppo 8’

Flautino 4’

Bombarda 16’

Trombone 8’

Clarone 4’



Unioni: 

I al Ped.; II al Ped.; III al Ped.; I al II; III al II; III al I


Trasmissione meccanica per tastiere e pedaliera, elettrica per la registrazione.

 


STORIA DEGLI ORGANI DELLA CATTEDRALE DI CREMONA


a cura di Fausto Caporali


La presenza di un organo nella Cattedrale è documentata dal 1425, quando si ricostruì uno strumento già esistente: l’impianto era probabilmente quello gotico, diffuso in quegli anni da maestranze nordiche nell’Italia del Nord con un ripieno indiviso e una tastiera di 43 tasti dal Si1 al Fa5. Da una Carta relactionis stesa dal notaio Bartolomeo Sampietro il 2 Gennaio 1482 apprendiamo che vi era un “organum noviter factum et fabricatum in prefata majori Ecclesia Cremone”. Lo strumento aveva forse i registri separati del Principale, le file di Ripieno fino alla Vigesimaseconda e una mutazione di Flauto. Fra gli organisti-organari del primo scorcio del ‘500 che operarono in vario modo in Cattedrale sono da annoverare Bartolomeo de Piperaris, Giacomino de Fixeraghis, Nicolò Tezani, Battista Ferrari, Giacomo Filippo Maineri. L’11 agosto 1542 e poi il 4 settembre vengono stabilite le intese per la costruzione di un nuovo strumento con Giovanni Battista Facchetti, uno degli organari più importanti del tempo: l’organo sarebbe stato di 11 piedi (12’), con due Principali (uno di stagno e l’altro di piombo con l’aggiunta di tre canne per il Do, Re, Mi grave – “gionta alla spagnola”)e i registri di Ottava, XV, XIX, XXII “duplicata”, XXVI, XXIX, Flauto in Ottava, Flauto in XII, 2 somieri, 7 mantici, catenacciatura di ferro, 53 tasti (Do-1 – La4 con prima ottava corta e senza Fa# e Sol#4), accordatura in tondo, tastiera “piacevole et facile”. Nel corso dei lavori ci si rese conto che le dimensioni dello strumento non erano adeguate alle proporzioni della cattedrale e in successivi accordi si stabilì di costruire l’organo di grandezza doppia nell’ordine di 22 piedi (24’). Rispetto al progetto precedente i somieri diventavano 3, il numero dei tasti venne ridotto a 47, integrati da 7 tasti cromatici spezzati (Reb1,2,3,4 e Lab1,2,3), mentre i mantici erano 11. Da allora lo strumento si trova in cornu evangelii, nella stessa posizione che mantiene attualmente, con la configurazione esterna eseguita su disegno, ora perduto, di Giulio Campi. Il 31 agosto 1546, dopo ben 4 anni dall’avvio all’impresa, Vincenzo Parabosco collaudò il lavoro e in una lettera del 7 Ottobre 1547 giudicò l’organo “tale che non conosco maestro che ne facesse uno che ne arrivasse”. Successivamente fu affidata la manutenzione dello strumento al Giacomo Filippo Maineri e poi, dal 4 giugno 1562 al figlio Giovanni Francesco, fratello di Camillo, organista della Cattedrale dal 1569 al 1591. Alla morte di Camillo Maineri, dal 3 ottobre 1591 venne fornito uno stipendio a “Bono de Marsolinis moderno pulsatori organi”, mentre nel 1568 compare anche Germano Pallavicino.

Il 2 ottobre 1617 fu redatto un contratto con Bernardino Virchi, organaro bresciano, per il restauro e l’ampliamento dell’organo: egli avrebbe dovuto rifare il somiere maestro a vento, aggiungere il fa# e sol# al grave, fare catenacciatura e tastiera nuova facile “come quella di Santo Sigismondo”, aggiungere 7 tasti nei soprani (portandoli così da 47 a 54, da Fa-1 a Do5), realizzare i mantici e i condotti, aggiungere la XXXVI e un Fiffaro nuovo “ bono et sonante come quello di Santo Pietro da Po”, infine aggiungere un Flauto in XV. In questo periodo figurano organisti a diverse riprese Niccolò Corradino e Tarquinio Merula.

Il 13 ottobre e 3 dicembre 1637 vi furono pagamenti “per nettare et accomodare l’organo maggiore della cattedrale et il piccolo delle cantorie” all’organaro cremonese Vincenzo Falletti.

Durante il Settecento i lavori di manutenzione furono invece affidati alla famiglia Picenardi; Antonio Picenardi figura nel 1719, un Antonio suo discendente nel 1777 e Giovanni e Pietro ancora nel 1822. Il collaudo del restauro del 1777 fu eseguito dal maestro di Cappella della Cattedrale stessa, Giacomo Arighi, notevole figura di musicista locale dell’epoca, succeduto nel 1745 a Giuseppe Gonelli, a sua volta organista in Duomo dal 1709.

Attorno alla metà degli anni Venti dell’Ottocento, la Fabbriceria contattò i Serassi di Bergamo ed Eugenio Biroldi di Varese perché presentassero un progetto di restauro. Dei due fu scelto quello del Biroldi perché più economico; il piano di lavoro prevedeva di conservare “tutte le canne dell’organo vecchio” conservando l’impianto di “detto organo eseguito dal più volte nominato signor Antegnati”, celebre organaro bresciano del Cinquecento cui favolisticamente venne attribuito lo strumento per tutto il secolo XIX. Il contratto, steso in data 1 giugno 1825, includeva due tastiere e i seguenti registri: Principale 24’ B. e S., Principale 12’ B. e S., Principale II B. e S., Ottava, XII, XV, XIX, XXII + XXVI, XXIX + XXXIII, XXXVI + XXXIX, XXXX + XXXXIII, altra XXXXIII, Flauto traverso S., Trombe S., Fagotto B., Flauto in Ott., Cornetta I, Cornetta II, Flautino XII S., Voce Umana, Terzamano, Corno Inglese, Violoncello, Tromboni al ped., Duodecima al ped., Timpani e bassi d’Armonia, Contrabbassi e bassi 16’, Timpani all’ultimo pedale; all’organo Eco: Principale B. e S., Ottava B. e S., XV, XIX, XXII e XXVI, Violoncello Soprani, Clarone B., Fluta S., Flauto S.

Lo strumento fu consegnato il 6 dicembre 1826 e il collaudo, eseguito dal maestro di Cappella Francesco Poffa e dall’organista titolare don Cesare Paloschi, fu di “entusiastica approvazione”. Dal 1795 era stato titolare Pietro Mezzadri, allievo dell’Arighi, mentre al Paloschi succedette Girolamo Barbieri (1842-1847) ed a questi il giovane Vincenzo Petrali, uno dei più grandi organisti del secolo. Già dal 7 maggio 1868, l’organista Gaetano Mascardi (titolare dal 1854 al 1901) fece presente la necessità di intervenire sullo strumento. Per la mancanza di risorse finanziarie e nonostante i ripetuti appelli per un restauro, si arrivò al 1878, quando fu scelta fra le numerose ditte che avevano presentato un progetto la Ditta Inzoli. Decisiva fu la convinzione del Mascardi nel sostenere che l’Inzoli “attestò conservare anche la più piccola canna dell’antico organo” mentre gli altri volevano “distruggere l’immenso organo Antegnati caro ai cremonesi”. Singolari furono le vicissitudini finanziarie legate al contratto e che costarono all’Inzoli una perdita secca di capitale. Egli avrebbe dovuto, stando ai patti, mantenere l’imponente facciata del Facchetti; ma all’atto dello smontaggio la canna maggiore si sfaldò e dovette essere rifusa ex novo con il prezzo dello stagno che raddoppiò poco dopo la stesura di un contratto che non ammetteva “nessun’altra opera addizionale”; a ciò si aggiungeva, in misura maggiore, il desiderio dell’Inzoli di portare “questa grandiosa opera a livello del progresso in conformità alla generale aspettazione”, convinto com’era che “non completare quest’opera di tanta importanza e di tanta aspettazione vale tradire e compromettere per sempre la riputazione del fabbricatore”; a questo proposito, egli autonomamente decise di creare uno strumento di assoluto pregio, senza rinunciare a una ricchissima strumentazione e ai più perfezionati ritrovati meccanici. La perdita è così vergata su un asse di recupero della cantoria: “Le particolarità di quest’organo sono molte e la ricompensa è veramente scarsa, che ci rimetto un capitale di 10.000 lire per causa di tempi avversi. Dio vede e Dio provvederà. P. Inzoli”. Certamente lo strumento diventò il fiore all’occhiello della ditta, che ne ricavò un ritorno di immagine notevole; la canna maggiore della facciata, fusa in una sola lastra di 8,40 metri di altezza, costituì il vanto della ditta, che ne faceva comparire una copia nelle fotografie pubblicitarie dell’azienda, ed era tale “da conservare quel vanto di primizia che già godeva il vecchio organo”. L’organo aveva due tastiere di 68 tasti (Fa-1 Do6) e pedaliera di 20 note con i registri: Terzamano, Unione dei due organi, Voce flebile, Principale S. di 64’, Principale B. e S. 24’ I e II, Principale 12’ B. e S.I e II, Ottava B. e S., XII B. e S., XV doppia nel basso, XIX, XXII I, XXII e XXVI I e II, Quattro di Ripieno, Quattro di ripieno, Bassi armonici 8’, Contrabbassi I e II, Duodecima ai pedali, Corni dolci, Czakan Flauto polacco, Flauto traversiere, Flutta soprani, Viola, Trombe S. Fagotto B., Clarinetto S., Controfagotto 24’, Trombe S. 16’, Corno bassetto B, Gran fagotto d’orchestra, Corno chinese, Oboe S., Clarone B., Dulciana B., Flauto in VIII B. e S., Viola Soprani di concerto, Violone ai tasti, Fluttone B., Cornetto I, II, Ottavino, Violone ai pedali, Gran Bombardoni 24’, Tromboni 12’, Timpani I, Timpani II, Rollante, Timballone, Catuba per effetti funebri, Sistro chinese, Tam tam suono mistico di metallo, Unione dei due organi. La cassa armonica conteneva : Terza mano, Voce flebile, Principale 16 S., Principale 8‘ B. e S., Ottava B. e S., XII S., XV, XIX, XXII e XXVI, XXVI e XXIX, Voci umane, Tremolo per le Voci umane, Tremolo per i Violini, Scappamento Tremolo; Violino dolce, “Violinzoli”, Viola S., Viola B., Violino di concerto, Arpone B., Corno Bassetto, Oboe S., Flauto in selva S., Flutta dolce, Dulciana B., Flauto in VIII S., Ottavino S., Contrabassi, Distacco tasti pedali. Fra i vari meccanismi, compare anche il tremolo delle voci bianche “a mezzo del quale si può fedelmente simulare l’elasticità ed oscillazione della voce umana che esce dalla gola di un cantante”, il pedale dell’Espressione “onde si ottengono le più graduate sfumature dal pianissimo al fortissimo non che l’effetto della fisarmonica”. I mantici, alimentati da 12 pompe, erano 10. Il collaudo fu compiuto il 3 ottobre 1879 da parte di Amilcare Ponchielli, Vincenzo Petrali, Giovanni Consolini, Gaetano Ziglioli e Giambattista Castelli, i quali decretarono che “questo strumento supera ogni modello”, e che “questa grandiosa opera è ben meritevole non solo della più ampia collaudazione, ma bensì di un particolare e distinto elogio all’esimio signor fabbricante Inzoli”.

Nel 1934 si faceva sentire forte la necessità di una riforma; nel luglio di quell’anno il maestro Federico Caudana, titolare dal 1907 fino al 1963, inviò uno scritto alla Fabbriceria proponendo una “Riforma e ampliamento” dell’Inzoli; dopo aver lamentato il cattivo funzionamento dell’organo e il sistema antiquato (“che non ha mai permesso l’esecuzione della musica scritta dai grandi autori, cui fa capo G. S. Bach”), invitava a prendere in considerazione la trasmissione elettrica “che ha grandi risorse”, dopo che il sistema pneumatico tubolare aveva “dato prova scadente, specialmente per sulla prontezza del suono, sulla fonica poco gradevole e sugli inconvenienti che spesso succedevano”. Dopo molte vicissitudini, il 13 marzo 1937 si deliberò ufficialmente di affidare i lavori alla ditta Balbiani-Vegezzi-Bossi. Questa, nonostante le indicazioni di Caudana fossero quelle di mantenere il materiale, i somieri e il sistema meccanico, ebbe in pratica carta bianca e costruì un organo completamente nuovo. Le caratteristiche del nuovo strumento erano: 3 tastiere di 61 tasti e pedaliera concava radiale di 32 tasti; al I Manuale (Positivo): Clarino, Corno, Salicionale, Celeste, Eufonio, Flauto armonico 4’, Fautino 2’, Nazardo, Principalino, Bordone 16’, Terza, Ripieno, Flauto 8’. Al II Manuale (Grande Organo): Tromba, Dulciana, Diapason, Ripieno Grave, Tromba 16’, Gamba, Principale 16’, Campane (A – E) Flauto 4’, Unda maris, Ottava, Corno Camoscio, principale 8’, Ripieno Acuto. Al III Manuale (Espressivo, posto nei matronei sopra il vano dell’organo a destra): Tromba squillo, Controgamba 16’, Principalino, Ripieno, Oboe, Fugara 4’, Diapason, Voci Corali, Viola orchestra, Principale 8’, Bordoncino 8’, ConcertoViole, corno 8’. Al Pedale: Bordone 16’ Campane, Bombarda 16’, Bordone 8’, Cello 8’, Controprofondo 32’, Subbasso 16’, Basso 8’, Violone 16’, Corno 4’. Erano inoltre presenti pistoncini per combinazioni fisse e combinazione libera, Unioni, Ottava grave e acuta, Vibratore, Graduatore, Espressione. La trasmissione dalla consolle, posta in cantoria in cornu epistolae, era interamente elettrica con cavi che passavano sul soffitto della cattedrale.

Il 27 settembre 1976 l’organista e maestro di cappella don Dante Caifa fece presente in una lettera al Vescovo la necessità di un radicale restauro dello strumento, auspicando la formazione di un comitato esecutivo: iniziava così l’iter verso la costruzione del nuovo grande organo Mascioni (1984), dono munifico della famiglia Arvedi grazie a cui continua la lunga tradizione di strumenti di mole imponente e di altissimo pregio nella Cattedrale di Cremona.






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